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Rigenerazione urbana: il futuro dell’edilizia sostenibile in Italia

È doveroso che si faccia autocritica. Negli ultimi vent’anni, dopo la crisi immobiliare del 2008 iniziata negli USA con i mutui subprime che hanno fatto esplodere la bolla immobiliare, l’Italia ha cambiato radicalmente il suo approccio alle città. Per tanto tempo abbiamo puntato ad un’espansione selvaggia: case, fabbriche e strade che divoravano terreno fertile, sbriciolando paesaggi e lasciando indietro quartieri fantasma. Quel modo di fare non funziona più, né per le tasche, né per la cultura, né per l’ambiente. 

La rigenerazione urbana, che fino a poco fa era roba da libri di architettura o convegni, oggi è al centro dell’edilizia sostenibile. Non si tratta solo di dare una rinfrescata a un palazzo vecchio, ma di ridisegnare quartieri interi: strade, servizi, piazze, relazioni tra la gente e il modo in cui viviamo ogni giorno ed investendo sulle infrastrutture la cui carenza ha contribuito a far si che molti territori non si siano ancora ripresi della crisi del 2008.

Non è una tendenza passeggera, ma la risposta pratica a problemi reali del nostro Paese: fermare lo spreco di suolo, rimettere in sesto edifici abbandonati o superati, dare a loro una nuova destinazione se necessario, e creare città che funzionino davvero: sostenibili, efficienti, aperte a tutti, accoglienti e visitabili.

In questo articolo vediamo come siamo arrivati qui, dove ci troviamo e dove potremmo andare. Ed anche se vuole trattarsi di un’analisi a larga scala, queste riflessioni calzano perfettamente su quanto è accaduto e sta accadendo nel nostro territorio pavese e alla nostra città di Pavia.

Da dove veniamo: l’era del “tutto nuovo, a ogni costo”

Per capire il presente, torniamo indietro. Negli anni ’60-’90, in Italia e in mezza Europa, valeva una regola ferrea: crescere significava costruire senza sosta. Periferie nate dal nulla, erette di fretta, spesso senza curarsi di chi ci avrebbe vissuto e dei servizi di cui avrebbero avuto necessità. L’idea era espandersi, veloce e low-cost.

E i risultati? Quartieri dormitorio senza servizi o scuole, fabbriche chiuse dopo vent’anni, palazzi energivori, nuove piazze desolate e un suolo consumato senza pietà oltre che carenza di manutenzione sulle opere pubbliche realizzate come strade, marciapiedi, verde accessorio. Ricostruire ex novo sembrava più facile che recuperare il vecchio. La sostenibilità? Nemmeno nei sogni. Ma oggi quel capitolo è chiuso.

Dove siamo ora: la rigenerazione come urgenza nazionale

L’Italia è in piena fase rigenerativa, non più espansiva. Grazie alle norme europee e ad una consapevolezza green che cresce, parole come “rigenerazione urbana” o “ristrutturazione sostenibile” sono ovunque, nei bandi pubblici come nei progetti privati.

Ci sono motivi concreti. Primo, il nostro parco edilizio è tra i più vecchi d’Europa: edifici di oltre 50 anni, per oltre l’80% senza norme antisismiche, con assegnazioni di classi energetiche di bassissimo livello. Risultato? Bollette alle stelle, consumi folli e spazi che non reggono il passo coi tempi. Rigenerare non è solo ecologico, è vitale.

Ci sono inoltre leggi sempre più stringenti contro il consumo del suolo, bonus per l’efficienza energetica e il recupero delle aree dismesse. Comuni, aziende e cittadini stanno capendo: costruire correttamente crea valore duraturo, rende i posti più belli da vivere, attira altre persone e riduce l’inquinamento.

Che cos’è davvero la rigenerazione urbana

Qui parliamo di un sistema intero di rigenerazione: case, edifici pubblici, vie urbane ed extraurbane, servizi, verde, mobilità. È un intervento a 360 gradi: edilizia, tech, ambiente, paesaggio e persone.

Un buon progetto recupera ciò che c’è, migliora l’efficienza energetica, rivitalizza le piazze e potenzia sicurezza e servizi per la comunità. Non è semplicemente riqualificare un edificio, è ridisegnare un intero pezzo di città, ridisegnare una nuova viabilità.

Il futuro: città più verdi e sicure

Nei prossimi 20 anni, la rigenerazione sarà la chiave nell’edilizia. L’Unione Europea ci spinge verso edifici a emissioni zero: -55% entro 2030, neutralità entro il 2050. Impossibile da raggiungere senza rigenerare l’esistente e senza attuare una politica di rigenerazione delle menti dei nostri amministratori. Oggi più che mai si parla ed occorre ricercare, dandone priorità, etica e coscienza sociale in tutti gli attori coinvolti nel progetto di rigenerazione.

Guardandoci intorno, le città si stanno già cercando di evolvere: ma senza una corretta programmazione temporale e senza la condivisione dei progetti con il privato, ovvero le imprese, a cui senza timore le Amministrazioni devono rivolgersi al fine di condividere la qualità degli obiettivi. Medesimi concetti per l’edilizia sociale: rigenerare significa pianificare modernizzando un patrimonio residenziale logoro.

L’Italia, laboratorio d’Europa

Con la nostra storia, densità urbana e tesori culturali, siamo un caso unico. Molti progetti italiani, da Milano a Palermo, dovranno fare scuola all’estero. Potremmo diventare il banco di prova europeo per l’edilizia del futuro. Occorre crederci ed osare molto, non temendo mail il giudizio nel breve ma lavorando con tenacia e perspicacia nell’obiettivo del miglior domani.

In fondo, la rigenerazione è una mentalità. Recupera spazi, anche nella mente, esalta il patrimonio, migliora la vita quotidiana e punta a un territorio più vivibile. Non è un settore, è un modo di pensare condiviso, un’occasione d’oro per imprese e territori.

Ing. Pietro Damiani